Features #27 - Gennaio 2024

Mamali Shafahi

NICOLAS VAMVOUKLIS IN DIALOGO CON MAMALI SHAFAHI

 

La tua ultima mostra, Phantasmagoria: Daddy Kills More People, allestita presso The Breeder di Atene, si è soffermata sull’interazione tra realtà e immaginazione. Come consideri la società contemporanea che naviga in questi confini così sfumati e cosa ti ha spinto a esplorare questo tema?

Sono sempre più convinto che la “realtà”, intesa come termine concreto, non esista. Inoltre, non sono più interessato a nessuna definizione di realtà. Credo che questo spieghi la mia pratica artistica. Cerco costantemente di sfuggire da questa descrizione univoca della realtà: è arida, noiosa e difficile da affrontare. Pertanto è proprio l’immaginazione che entra a far parte del mio mondo: accolgo qualsiasi forma di immaginazione che si presenta nella mia mente e la sviluppo. Questo è il mio trucco per evadere. Ecco perché affezionarmi alla mitologia e creare una mia narrazione astratta è un modo per uscire da questa trappola. Sono aperto a ricevere e metabolizzare qualsiasi tipo di idea immaginaria riguardante questa realtà.

 

Il progetto Daddy Sperm, iniziato nel 2012, ha rappresentato una parte significativa del tuo percorso artistico. Puoi spiegarci in che modo la tua indagine del concetto di “miracolo della vita” e delle connessioni tra generazioni influenza le opere presentate? 

Nel progetto Daddy Sperm, il mio punto di partenza è stato il modo in cui una goccia di liquido diventa un essere umano, e come esseri umani possano realizzare tutte queste magiche creazioni e scoperte, come l’arte e la scienza. Una delle cose più magiche è che mio padre è diventato un artista grazie proprio a quel progetto e ora, dopo più di dieci anni, questo viaggio ha preso tante strade diverse, a partire proprio dalla passione di mio padre per la cultura persiana, che è influenzata da tutto ciò che è fantasmagorico, e quindi cultura che è più vicina alla mia complessa esperienza di vita. 

La tua serie di sculture Heirloom Velvet integra i disegni di tuo padre, riflettendo un’intima collaborazione familiare. Ho apprezzato l’effetto ipnotico creato dai pezzi rivestiti di resina epossidica nella galleria. Può dirci qualcosa di più sulle loro impressionanti texture

Quando ho iniziato la serie dei rilievi durante la pandemia, la mia idea era semplicemente quella di fare qualcosa di artigianale e infantile per dimenticare la catastrofe dei primi mesi dopo l’inizio della COVID-19. Ho deciso di utilizzare i disegni di mio padre per creare delle opere che fossero in grado di riflettere l’intima collaborazione familiare. Ho deciso di utilizzare i disegni di mio padre come base di questa serie, poiché non avevo gli strumenti necessari per realizzare un nuovo lavoro. L’idea era di creare qualcosa per dimenticare il dramma di quel periodo. 

Ho scelto il floccaggio per vari motivi. Quello più significativo è stato l’aspetto sensuale simile al velluto. Credo che il flock, essendo simile a questo materiale, abbia un aspetto mistico. Mi piace anche il fatto che queste opere sembrino morbide e soffici, ma sotto sono solide e ruvide.

L’installazione della mostra è stata realizzata sulla base di una delle tue caratteristiche griglie fluorescenti. Che significato ha per te l’elemento della griglia e come contribuisce all’esperienza immersiva dei visitatori? 

Le griglie sono legate all’idea di trappola, una rete che riunisce tutti gli elementi della mostra. È il mio modo di appropriarmi dello spazio in cui espongo. Queste griglie sono fluorescenti e si attivano con la luce UV. Questo effetto ci fa galleggiare nel vuoto; la maggior parte delle opere d’arte diventano sagome piatte. Le griglie, invece, catturano tutta l’attenzione del pubblico, facendoci cadere nella profondità di questa trappola. Sono interessato a come la luce e il suono influenzano la nostra percezione in generale.

 

Mamali, prima hai accennato al fatto che la tua pratica offre una fuga nei regni della fantasia, rendendo al contempo omaggio all’eredità iraniana. Come riesci a bilanciare questi due aspetti? 

L’Iran si trova in una posizione geografica molto interessante, dove l’Occidente incontra l’Oriente. Come artista iraniano immigrato, credo che il mio ruolo sia quello di portare questa suggestione nella cultura occidentale e di dare un nuovo significato alla fantasia. Ci sono molti esempi di mitologia e poesia iraniana con cui sono cresciuto da bambino che sono coinvolti nella creazione del mondo di ciò che possiamo definire fantasmagorico, come ad esempio il Kalīla wa-Dimna.

 

In un contesto di strutture di potere globali, come valuti il ruolo della tua arte nell’affrontare o commentare queste dinamiche politiche? 

È ovvio che viviamo in un mondo che ha bisogno di essere riorganizzato e, come tutti possono notare, sta accadendo molto velocemente e ci sono molte incertezze sul futuro. Il mio lavoro invita il pubblico a riflettere su questi cambiamenti. Ripenso e ricreo continuamente nuove possibilità, e sono sempre attento al tono che uso.

C’è qualche progetto futuro che vorresti condividere con me? 

Al momento sto lavorando a diversi progetti. Sto ultimando il mio secondo lungometraggio, preparando una proposta per la prossima edizione di Unlimited ad Art Basel e lavorando ai costumi per un evento di club performance che si terrà a Utrecht a marzo, chiamato Freaky Dancing.

PHOTO CREDITS

Installation view: Mamali Shafahi, Phantasmagoria: Daddy Kills More People, The Breeder, Athens, 2023. Copyright the artist
Courtesy The Breeder
Photo: Thanassis Gatos

Installation view: Mamali Shafahi, Phantasmagoria: Daddy Kills More People, The Breeder, Athens, 2023. Copyright the artist
Courtesy The Breeder
Photo: Thanassis Gatos

Mamali Shafahi Phantasmagoria 2022 Car paint and flocking on epoxy 134 x 90 x 20 cm
Copyright the artist
Courtesy The Breeder

Mamali Shafahi Phantasmagoria 2023 Flocking on epoxy 102 x 82 x 23 cm
Copyright the artist
Courtesy The Breeder

Mamali Shafahi
Phantasmagoria 2022 Car paint and flocking on epoxy 142 x 55 x 37 cm
Copyright the artist
Courtesy The Breeder

Installation view: Mamali Shafahi, Phantasmagoria: Daddy Kills More People, The Breeder, Athens, 2023.
Copyright the artist
Courtesy The Breeder
Photo: Thanassis Gatos

Installation view: Mamali Shafahi, Phantasmagoria: Daddy Kills More People, The Breeder, Athens, 2023.
Copyright the artist
Courtesy The Breeder
Photo: Thanassis Gatos

Mamali Shafahi Phantasmagoria 2023 Car paint and flocking on epoxy 240 x 180 x 40 cm
Copyright the artist
Courtesy The Breeder

BIOGRAFIA

Mamali Shafahi (nato nel 1982) vive a Parigi e a Teheran. Le sue installazioni immersive a tecnica mista, che incorporano suoni e luci, creano una festa visiva ornata da chimere enigmatiche che sfidano ogni tipo di categorizzazione. Le opere di Shafahi sono degli specchi che riflettono le complessità della diversità culturale e dell'identità, infrangendo gli stereotipi e invitando gli spettatori ad abbracciare la ricchezza che si cela sotto la superficie. Durante la realizzazione di "Daddy Sperm", ha lavorato a un film sperimentale di docu-fiction intitolato "Nature Morte", che coinvolgeva i suoi genitori. Questo film è stato la spina dorsale di un'installazione a "City Prince/sses" al Palais de Tokyo nel 2019. I suoi progetti di realtà virtuale, insieme ad Ali Eslami, sono stati presentati al Het Nieuwe Instituut, alla Biennale di Vancouver e al Festival IDFA.

BIOGRAFIA

Mamali Shafahi (nato nel 1982) vive a Parigi e a Teheran. Le sue installazioni immersive a tecnica mista, che incorporano suoni e luci, creano una festa visiva ornata da chimere enigmatiche che sfidano ogni tipo di categorizzazione. Le opere di Shafahi sono degli specchi che riflettono le complessità della diversità culturale e dell'identità, infrangendo gli stereotipi e invitando gli spettatori ad abbracciare la ricchezza che si cela sotto la superficie. Durante la realizzazione di "Daddy Sperm", ha lavorato a un film sperimentale di docu-fiction intitolato "Nature Morte", che coinvolgeva i suoi genitori. Questo film è stato la spina dorsale di un'installazione a "City Prince/sses" al Palais de Tokyo nel 2019. I suoi progetti di realtà virtuale, insieme ad Ali Eslami, sono stati presentati al Het Nieuwe Instituut, alla Biennale di Vancouver e al Festival IDFA.

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