One by One (‘Uno per uno’) è una performance corale realizzata tra il 2019 e il 2020 lungo i confini di Slovenia, Croazia, Ungheria, Serbia, Macedonia del Nord, Grecia, Turchia, Stati Uniti, Messico e tra Corea del Sud e Corea del Nord, in aree militarizzate e di difficile accesso. “Un’immersione in luoghi irrisolti”, la definisce l’artista, riprendendo la definizione di “luogo delle contraddizioni” dato dalla sociologa chicana Gloria Anzaldua. Qui l’artista invita alcuni abitanti locali a contare, nella propria lingua materna, le spine dei fili di recinzione che segnano la frontiera. Il conteggio si carica di una gestualità rituale: la conta si trasforma in una sorta di nenia, quasi sacra, che rende visibili le lacerazioni imposte sulla terra da questi dispositivi difensivi. In equilibrio tra tensione utopica e gesto surreale, l’impossibile tentativo di enumerare tutte le spine rivela l’infinità delle divisioni – fisiche e simboliche – generate dai muri. Toccare le spine e attribuire loro un numero significa riconoscerle, sottrarle all’anonimato, e isolare questi elementi impersonali e disumani delle barriere di confine.
Filippo Berta (Milano, 1977), vive e lavora a Milano. Ha vinto la V Edizione dell’Italian Council (2019), con il progetto One by One, supportato da Nomas Foundation di Roma, Università La Sapienza, Roma e dalla GAMeC, Bergamo; Premio Fondazione MIA, 2015, Bergamo; Premio Maretti 2014, La Habana, Cuba; Premio Internazionale della Performance, 2018, 4a edizione, Galleria Civica di Trento. Ha esposto presso: WU Space Contemporary Art, Shenyang (Cina), Fondazione Pistoletto (Biella), Museo MADRE (Napoli), MSU Museo (Zagabria, HR) GAMeC (Bergamo), Nomas Foundation (Roma), Museion (Bolzano), MART (Trento), Triennale di Milano, Fondazione MACC (Calasetta), Fondazione Fabbri (Pieve di Soligo), Bienalsur (Buenos Aires, 2023), 4a e 6a Biennale di Salonicco (GR), 34a Biennale di Curitiba (BR), 5a Biennale di Praga (CZ) e alla 3a Biennale di Mosca – Young Art (RU).