Artista

Paulo Nazareth

Ode to the sovereignty of Africa

Video digitali, schermi, pali per cantieri edili, suono, 2022-2026. Courtesy dell’artista e Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York

L’installazione Ode to the Sovereignty of Africa (‘Inno alla sovranità africana’), presentata qui in una versione ridotta, si compone originariamente di un numero di video pari
ai 54 stati sovrani riconosciuti del continente africano, ciascuno rappresentato dalla propria bandiera nazionale. Nei video, le bandiere – logore e segnate dal tempo – garriscono nell’aria, configurandosi al contempo come emblema dell’eredità coloniale e come indice della fragilità del sistema degli Stati-nazione ereditato dalle potenze occidentali, articolando una lettura critica delle relazioni politiche ed economiche tra Africa e Occidente. Montate su pali di impalcature edili, le bandiere rimandano a una linea di ricerca ricorrente nella sua pratica: interrogare in che modo i confini tracciati in epoca coloniale continuino a incidere sulle dinamiche di potere globali e sulle relazioni economiche tra i due contesti, contribuendo,
in misura significativa, al mantenimento della prosperità e del benessere europeo e occidentale. Le sovranità formalmente riconosciute, qui evocate attraverso i vessilli nazionali, appaiono così segnate da una duplice tensione: da un lato, l’affermazione dell’indipendenza conquistata attraverso le lotte anticoloniali; dall’altro, la persistenza di strutture geopolitiche che ne condizionano ancora oggi l’autonomia. In questa prospettiva, le bandiere esposte – consumate e deteriorate – si rivelano come tracce materiali di una storia di imposizioni e resistenze, legata a confini rigidamente definiti e tuttora operanti.

Paulo Nazareth (Governador Valadares, Brasile, 1977) vive e lavora nomadicamente. Paulo Nazareth crea opere con gesti semplici che innescano riflessioni su temi quali immigrazione, razzismo e colonialismo. Sfrutta l’ideale romantico dell’artista vagabondo per sovvertire le supposizioni su identità nazionali e appartenenze culturali, rappresentando chi non è rappresentato e dando voce agli oppressi. La sua pratica artistica si confronta con la memoria, i linguaggi e le ritualità delle comunità di discendenza afro-brasiliana e indigene. Ha attualmente una mostra personale presso Punta della Dogana – Pinault Collection; ha esposto presso WIELS, Bruxelles (2025), LUZIA, Museo Tamayo, Mexico City (2024); Esconjuro, Inhotim, Brumadinho (2024); Melee, ICA Miami, Miami (2019).

Ode to the sovereignty of Africa

Video digitali, schermi, pali per cantieri edili, suono, 2022-2026. Courtesy dell’artista e Mendes Wood DM, São Paulo, Brussels, Paris, New York

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