Pattern Recognition (‘Riconoscere i modelli’) indaga le connessioni in un mondo frammentato dai confini, rivelando come i vincoli geopolitici contribuiscano a costruire una gerarchia nella mobilità. Il dittico si articola, da un lato, nella reinterpretazione del tabellone optometrico di Snellen, dove le lettere sono sostituite dalle silhouette dei Paesi disposti secondo la graduatoria dell’Indice dei passaporti Henley del 2022, che misura la libertà di movimento su scala globale. I Paesi che godono di maggiore libertà – tra cui l’Italia – occupano la sommità della piramide. L’artista restituisce così un’immagine incisiva dell’intreccio tra discriminazione e mobilità, delineando il ritratto di un pianeta profondamente diseguale. Dall’altro lato, ventotto collage digitali completano l’opera. Ciascuno rappresenta un Paese attraverso una selezione di notizie ad esso relative, con riferimenti, tra gli altri, alla guerra in Ucraina, alla crisi dei rifugiati Rohingya, alle conseguenze della pandemia di COVID-19 e agli effetti del cambiamento climatico; tutti fenomeni cosmopoliti che, a differenza dei confini, non conoscono limitazioni territoriali. Kallat mette in luce i privilegi associati a determinate cittadinanze e le loro ricadute nella vita quotidiana, smascherando l’apparente neutralità di un sistema che rivela invece, oltre che muri e fili spinati, barriere invisibili e strutturali, variabili a seconda di chi li attraversa. Pattern Recognition
si configura come sintesi del nostro presente: un mondo al tempo stesso diviso e interconnesso.
Reena Saini Kallat (Delhi, 1973), vive e lavora a Mumbai.
Il suo lavoro si concentra su una esplorazione critica dei confini nazionali e geografici, dei conflitti geopolitici e dei loro duraturi impatti sull’umanità e sull’ambiente. Ha partecipato alla Biennale di Sharjah (2023), Bangkok Art Biennale (2020); Havana Biennial (2019); Busan Biennale (2016). Ha esposto in mostre presso Museum of Modern Art, New York; Tate Modern, London; Museum of Modern and Contemporary Art, Seoul; Institute of Contemporary Art, Boston; SITE SantaFe, New Mexico; Minneapolis Institute of Art, Minnesota; Mori Art Museum, Tokyo; Saatchi Gallery, Londra; Pirelli Hangar Bicocca, Milano.