Intervista a Laetitia Ky

Cadrages #3— Agosto 2023

Ho inseguito Laetitia Ky per diversi mesi ma lei era spesso in viaggio e le nostre comunicazioni si sono dilatate nel tempo. Ci siamo scritte e a un certo punto abbiamo stabilito che avrebbe risposto alle mie domande con delle note vocali. Il tono calmo, la voce calda hanno aggiunto una specie di linfa alla statuarietà delle sue pose. È come se le sue opere a un certo punto avessero preso una nuova vita. 

Con i suoi capelli l’artista realizza sculture portentose che immortala in fotografie dove assume di volta in volta espressioni forti, da paladina delle rivendicazioni femminili e della parità di genere. Il suo lavoro ricorda quello del fotografo nigeriano J.D. Okhai Ojeikere, che a partire dalla fine degli anni ’60 ha creato una poderosa raccolta delle acconciature delle donne africane per catalogarne i simbolismi. 

Al contrario di J.D. Okhai Ojeikere, Laetitia Ky veste le sue creazioni, le interpreta, le assume, diventando lei stessa opera. Dall’arte dell’intreccio si muove su vari piani affidandosi a strumenti e tecniche differenti, dalla fotografia alla pittura, e diffonde i suoi messaggi attraverso i social network, come se la sua ricerca non potesse prescindere dalla condivisione.

Inevitabilità e clamore, dunque, insieme alla ferma convinzione che l’arte possa muovere le coscienze.

Questo scambio è avvenuto a giugno, quando l’artista era in Italia per una residenza.

Buongiorno Laetitia, dove ti trovi in questo momento? 

In realtà sono in Italia, sono qui per un progetto con la fondazione Una boccata d’arte. Ogni anno selezionano 20 piccoli borghi in Italia e affidano ogni borgo a un artista, nazionale o internazionale. Ogni artista deve creare un progetto per il borgo al fine di celebrarlo, è un’iniziativa per promuovere il turismo in questi piccoli luoghi. Il mio paese è Rocca Sinibalda, nel Lazio, e sto lavorando a un progetto che si chiama Follow the braid.

 

Come hai scoperto il tuo amore per le acconciature?

È difficile dire come l’ho scoperto, credo che sia sempre stato molto naturale per me. In Costa d’Avorio fare le trecce è molto comune, fa parte della nostra cultura. 

Fin da bambina sono sempre stata circondata da donne che si intrecciavano i capelli. Ho iniziato a fare le trecce quando avevo circa 5 anni. Ero molto piccola ma intrecciavo già i capelli degli altri, quelli di mia sorella, di mia madre e di chiunque mi stesse intorno. 

 

Perché l’hai scelta come arte?

È diventata un’arte molto più tardi, quando avevo circa 20 anni. Ero in una fase in cui cercavo di riconciliarmi con la mia eredità africana. Per molti anni, fin da bambina, mi sono allisciata i capelli, li ho sempre portati lisci perché qui era normale. Dopo il diploma di scuola superiore sono ritornata gradualmente ai miei capelli naturali. È stato un cambiamento molto importante, e non è stato facile: non avevo grande familiarità con la struttura dei miei capelli, era difficile gestirli, quindi a volte sentivo di voler tornare ad allisciarli. Per trovare supporto ho cominciato a seguire sui social media account che promuovevano i capelli naturali, la bellezza nera e questo genere di cose. Guardarli mi ha incoraggiato a non tornare indietro.
Un giorno uno di questi account ha postato un album di foto assolutamente straordinario, che ha cambiato la mia vita. C’erano donne dell’Africa occidentale in era precoloniale, immagini molto vecchie in bianco e nero. L’album mostrava come le donne si acconciavano i capelli prima della colonizzazione, e sono rimasta veramente stupita perché quei capelli erano sculture, sculture astratte. Facendo delle ricerche ho appreso che nell’antica società africana i capelli non servivano solo a rendere una persona bella ma erano uno strumento per comunicare. La gente poteva usare i capelli per dire, ad esempio, “sono una donna sposata” o “sono single”, o “questa è la mia religione”; “questa è la mia tribù”. A seconda della cultura e a seconda della pettinatura si possono ottenere diverse informazioni su una persona e questo mi ha colpito molto. Dopo aver visto questo album fotografico, ho cominciato a sperimentare. Tutto è iniziato lì.

 

Quanto tempo ci vuole per realizzare le tue sculture?

Dipende da quello che voglio fare, non c’è un tempo medio. Alcune sculture sono davvero facili da realizzare e mi ci vogliono dieci, venti minuti; altre sono molto più complicate e devo dedicarmici per ore. Ci sono sculture che richiedono 4 o 5 ore perché devo creare pezzi separati di extension che magari non poggiano direttamente sui miei capelli e poi li attacco alla scultura. Dipende davvero dal tipo di scultura.

 

Puoi descriverci il tuo processo artistico?

Beh, il mio processo artistico è piuttosto semplice. Sono una persona molto intuitiva, quindi quando ho un’idea mi appare come un flash e cerco di realizzarla. Naturalmente mi capita anche di dover concettualizzare qualcosa, un progetto per cui devo sedermi a riflettere, soprattutto quando ho dei clienti o devo fare delle collaborazioni. Ma la maggior parte delle volte, quando creo, non ci penso più di tanto. Una volta che ho l’idea e so cosa voglio fare, se è piuttosto semplice, mi siedo davanti a uno specchio e mi limito a scolpire. Se si tratta di una scultura molto dettagliata, prendo carta e penna e cerco di disegnare quello che ho in mente, perché quando ci sono troppi dettagli è molto difficile visualizzarlo alla perfezione. Quindi lo disegno e poi mi siedo e scolpisco, e quando ho finito prendo il mio treppiede e la mia macchina fotografica e scatto la foto. Ho una specie di telecomando che uso per potermi fotografare. 

 

Lavori con altre persone? 

Di solito faccio tutto da sola, ma a volte ho bisogno di aiuto per scattare le foto, soprattutto quando devo realizzare un servizio fotografico che non è al chiuso, e allora chiedo aiuto a mia sorella minore, Florencia. 

 

Hai una routine di lavoro? 

Non ne ho una specifica, a dire il vero. Faccio sculture, dipingo, scrivo; sto imparando a suonare, quindi è molto difficile avere un programma ben preciso, anche perché mi alleno molto. Non sono una persona molto organizzata, vorrei imparare a esserlo, a pianificare la mia settimana e il mio mese, ma non so come farlo. Vorrei imparare a essere più produttiva, ma faccio così tante cose diverse che è difficile avere un programma di lavoro specifico.

 

Com’è il tuo spazio di lavoro?

Per ora vivo in un piccolo appartamento ad Abidjan. Sto pensando di trasferirmi, ma in questo momento sto riflettendo a fondo perché sono indecisa tra due posti diversi. Ad Abidjan il mio studio è il mio appartamento. È un posto piccolo ma molto accogliente, comodo e bello. È tutto lì: il mio letto e i miei quadri, la mia tela, il mio computer. Quando sono a casa mi sento nella condizione migliore per creare.

 

Nelle tue opere sembri incarnare il potere attraverso i tuoi capelli, per quanto tempo mantieni le sculture? Le porti in giro nella tua vita quotidiana?

No, non esco con le mie sculture. Non mi piace farlo, in realtà. Nella vita di tutti i giorni i miei capelli sono delle normali trecce. Di solito scolpisco i capelli per l’inaugurazione di una mostra o per un’occasione speciale, in cui voglio attirare l’attenzione per il mio evento. Una cosa da sapere è che queste acconciature sono molto dolorose da tenere, c’è un’enorme pressione sul cranio, e per poter stare in cima ai capelli la coda di cavallo originale deve essere estremamente stretta, è molto dura da sopportare per troppo tempo. Quindi, quando creo una scultura di capelli, la tolgo non appena scatto la foto. Quando devo fare una performance perché ho un evento è un incubo, a dire il vero. 

 

Tu proponi riflessioni su temi come il colonialismo, il femminismo, il genere e la razza. Ho letto che recentemente hai inaugurato la tua prima mostra in Costa d’Avorio, com’è stata accolta nel tuo Paese?

Nel mio Paese l’opinione è molto divisa. Le persone amano la mia arte dal punto di vista visivo, pensano che sia bella, e ricevo sempre molti complimenti per gli aspetti visivi delle mie sculture. Ma quando si tratta del messaggio che lancio, soprattutto riguardo all’uguaglianza dei sessi, ci sono molte più reazioni negative. Nessuno è in linea con la mia opinione, nessuno sostiene la parità dei sessi qui, soprattutto quando parlo di questioni come l’aborto, visto che c’è una profonda cultura religiosa. O quando affronto dei tabù sul corpo delle donne, come le mestruazioni, i peli, l’essere donne anziane, la sessualità. La gente non è abituata a queste cose, e le reazioni sono molto negative. Succede anche con i dipinti, perché i miei quadri sono sempre più riconosciuti e sto diventando sempre più famosa. In Costa d’Avorio sono in tanti a odiarli perché non uso filtri quando dipingo, la mia arte è sempre molto forte, uso elementi espliciti come sangue, sesso, parti del corpo. Non ho paura di dipingere con onestà, e questo crea un sacco di reazioni negative, ma allo stesso tempo ricevo anche molto amore. 

 

Cosa significa essere un’artista che lavora con e attraverso il proprio corpo in Costa d’Avorio?

Come ho detto prima, essere un’artista, lavorare con il proprio corpo ed esprimere il tipo di opinioni che ho, significa anche essere pronti ad accettare tutte queste reazioni. Significa essere pronti a ricevere molta ostilità e insulti. La gente ama prendermi in giro, per esempio quando mostro i peli del mio corpo. C’è molta violenza, a dire il vero. Ogni giorno ricevo messaggi di donne che mi dicono che sono così coraggiosa, non sanno come faccio ad andare avanti davanti a tanta violenza, ma io ci sono abituata. Non ho paura dell’ostilità, credo che un essere umano cresca quando deve affrontare le ostilità. Se sei sempre a tuo agio, se sei sempre nella tua comfort zone e tutti sono d’accordo con te, non c’è evoluzione. Bisogna confrontarsi con persone che la pensano diversamente, con persone a cui non piaci, per poter migliorare e imparare accettando che la vita non è sempre e solo facile. È così che si diventa più forti e si costruisce il carattere. Quindi, in realtà, non ho paura di tutti questi contraccolpi, se provengono dalla Costa d’Avorio o dall’Occidente, non mi interessa. La cosa più importante è essere fedele a me stessa e continuare a creare.

 

Tu hai studiato Business Administration, pensi che i tuoi studi abbiano contribuito a definire le tue scelte e il tuo percorso artistico?

Ho studiato Business Administration ma ho lasciato gli studi prima di prendere la laurea. Sicuramente mi è servito per capire che non volevo fare quello e che volevo solo essere un’artista, una persona che usa l’immaginazione per creare. Quindi sì, i miei studi hanno contribuito in maniera determinante alla mia scelta. Perché fare l’artista in Costa d’Avorio non è facile, non sono molti i genitori che vogliono che i propri figli scelgano questa strada. Mi sono diplomata alla scuola superiore quando ero molto giovane, avevo 16 anni, e all’epoca non ho avuto il coraggio di dire ai miei che non volevo più studiare perché volevo fare l’artista. In Costa d’Avorio non ci sono molte scuole d’arte, non è un cammino facile. Ho fatto quello che volevano che facessi, poi ho capito che non faceva per me e ho fatto tutto quello che potevo per costruire il mio percorso e la mia storia.

 

Utilizzi i social network per promuovere e diffondere la tua arte e i tuoi messaggi, come ti relazioni con queste piattaforme e con i tuoi follower?

Penso che i social media siano incredibili, ovviamente sono pieni di cose belle e brutte, ma credo che se usati bene possono cambiarti la vita. Ho costruito la mia carriera grazie ai social media, quindi sono molto grata di aver potuto disporre di questo strumento. Ho iniziato a creare nella mia stanzetta ad Abidjan, non avevo altro che il mio telefono e la mia creatività e sono riuscita a raggiungere persone in tutto il mondo, senza nemmeno muovermi. È una specie di magia. Penso che siano uno strumento incredibile, ma che possano anche avere delle conseguenze negative perché le persone sono molto diverse dietro al proprio schermo, sono più audaci, possono dire cose terribili che non ti direbbero mai in faccia, nella vita reale. Quando sei un’artista come me e hai un grande seguito e la gente vuole sentire quello che hai da dire su diversi argomenti, l’esposizione sul web può essere molto complicata perché ci sono forme di bullismo davvero violente. Io amo i social media, ci lavoro, mi aiutano a distrarmi, mi permettono di entrare in contatto con persone fantastiche e di fare cose fantastiche, ma penso che dobbiamo lavorare, tutti devono lavorare come comunità per renderli un posto più sicuro, perché essere molestati sui social media può essere tremendo.

 

Lavori anche con la musica e il cinema, e recentemente hai avuto un ruolo importante in Disco Boy di Giacomo Abbruzzese, che ha vinto l’Orso d’argento per “l’eccezionale contributo artistico”. Com’è stata questa esperienza?

Quella in Disco Boy è stata la mia seconda esperienza come attrice e devo dire che amo recitare. Per me è stata la conferma che voglio farlo, voglio continuare a fare l’attrice. Ho sempre amato il cinema, amo sognare e immaginare le cose. Guardare film è sempre stato per me un modo per evadere dalla realtà. Mi sono sempre detta: “non so come, ma so che un giorno lavorerò nell’industria cinematografica”. E poi è successo. Sono venuti da me per propormi il ruolo, è stato fantastico. Giacomo Abbruzzese è una persona molto gentile. Certo, non è facile, perché quando sei alle prime armi con la recitazione e stai provando un sacco di cose diverse ci vuole molta pratica, non è semplice, e ti rendi conto che lavorare con un regista può essere molto diverso dall’esperienza che hai avuto con un altro regista. A volte ti insegnano cose opposte. Per esempio, noi africani, e io in particolare, abbiamo espressioni facciali molto forti quando parliamo, quando gesticoliamo, e a un occidentale possono sembrare un po’ eccessive, soprattutto quando si tratta di film. Ho dovuto lavorare sulle mie espressioni facciali, è stato un esercizio molto complicato, ma è stata un’esperienza bellissima, ho imparato tanto e sono felice del risultato. Non vedo l’ora di poter lavorare a un altro progetto cinematografico.

 

C’è un’opera d’arte che trovi particolarmente rappresentativa? 

No, non credo ce ne sia una in particolare. Tutto ciò che creo è una rappresentazione di una parte della mia vita o dell’esperienza femminile, non necessariamente di me. Prendo ispirazione dalla mia esperienza e da quella delle donne che mi circondano. Quindi non ho una sola opera d’arte che mi rappresenti. È la combinazione di tutte le mie opere e tutto ciò che verrà mi rappresenterà.

 

C’è una persona che ti ha ispirato nella tua vita? 

Sì, ce ne sono tante. Ci sono due donne che amo profondamente, sono delle celebrità. La prima è J.K. Rowling, la creatrice e scrittrice di Harry Potter. È una donna molto forte e coraggiosa, si batte per i diritti delle donne e, nonostante le critiche ricevute, è rimasta se stessa. I media l’hanno fatta apparire come la cattiva ma lei è rimasta fedele a se stessa, a ciò in cui credeva. Per me è un aspetto molto importante perché in questa società, in cui non puoi offendere nessuno, in cui c’è un sacco di cancel culture, vedere una persona come lei rimanere se stessa nonostante tutto, mi ha ispirato davvero tanto. La seconda autrice è Chimamanda Ngozi Adichie. La adoro, è estremamente coraggiosa e quando crede in qualcosa non c’è propaganda o pressione di alcun tipo che possa farle cambiare idea. Queste sono sicuramente le due donne che mi hanno ispirato di più.

 

Qual è il tuo prossimo progetto? Puoi anticiparci qualcosa?

Sto seguendo diverse cose, uno dei progetti a cui sto lavorando è una specie di fumetto, un libro su una supereroina ivoriana che usa i suoi capelli per combattere il crimine. È un’idea che ho da molti anni, ma ora sento di essere pronta a scriverla e sono molto eccitata. Richiederà molto tempo ma voglio farlo, perché credo che si debba dare forma al tipo di rappresentazione che si intende vedere. Non amo la tendenza a trasformare personaggi bianchi in eroi neri per parlare di inclusività. Preferisco che creiamo i nostri eroi, e non ci sono molti eroi ivoriani nella cultura pop, sento che se riuscissi a farlo sarebbe davvero fantastico. Quindi voglio creare una donna che combatte i crimini con i suoi capelli. Sarà un fumetto per i giovani.

 

PHOTO CREDIT

All credits: Laetitia Ky

Motherhood
Ode to womanhood
Pow’hair
Woman revolution
Sacrifice de mère
Fighter
Le lait de la vie
Les trois mères
Tree of life
Femme pondeuse
Medusa gaze

 

BIOGRAFIA

Laetitia KY è un'artista e attivista ivoriana nata nel 1996 ad Abidjan. Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore all'età di 16 anni, ha iniziato a studiare "Business Administration" presso l'Istituto Politecnico Nazionale Felix Houphouët Boigny. Tuttavia, ha capito subito che il mondo aziendale non faceva per lei. Attratta dall'estetica africana, si è appassionata alle acconciature femminili precoloniali, che rappresentano una forma di espressione e di forte identità. La scultura dei capelli è diventata il suo mezzo di comunicazione, attraverso cui diffonde messaggi di uguaglianza di genere e di accettazione delle differenze. Oltre al suo lavoro artistico con i capelli, Laetitia si interessa anche di cinema, moda, pittura. È autrice del libro "LOVE AND JUSTICE: a journey of empowerment, activism and embracing black beauty", in cui condivide la sua esperienza personale e le sue fotografie artistiche sui capelli.

Laetitia Ky

BIOGRAFIA

Laetitia KY è un'artista e attivista ivoriana nata nel 1996 ad Abidjan. Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore all'età di 16 anni, ha iniziato a studiare "Business Administration" presso l'Istituto Politecnico Nazionale Felix Houphouët Boigny. Tuttavia, ha capito subito che il mondo aziendale non faceva per lei. Attratta dall'estetica africana, si è appassionata alle acconciature femminili precoloniali, che rappresentano una forma di espressione e di forte identità. La scultura dei capelli è diventata il suo mezzo di comunicazione, attraverso cui diffonde messaggi di uguaglianza di genere e di accettazione delle differenze. Oltre al suo lavoro artistico con i capelli, Laetitia si interessa anche di cinema, moda, pittura. È autrice del libro "LOVE AND JUSTICE: a journey of empowerment, activism and embracing black beauty", in cui condivide la sua esperienza personale e le sue fotografie artistiche sui capelli.

Laetitia Ky

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