Features #23 - Settembre 2023

Willem de Rooij: intervista all'artista

WILLEM DE ROOIJ IN DIALOGO CON NICOLAS VAMVOUKLIS

 

Willem, devo confessare che sono ossessionato dai fiori nell’arte e naturalmente, quando penso al tuo lavoro, mi vengono in mente i Bouquets. Se non ricordo male, si tratta di 11 pezzi che hanno tutti interpretazioni in continuo divenire. Come si è evoluta questa serie nel corso degli anni? Ha mai pensato di creare nuovi pezzi?

Ho iniziato a interessarmi dei fiori insieme a Jeroen de Rijke, con cui ho lavorato come duo artistico dal 1994 fino alla sua scomparsa nel 2006. Essendo cresciuto nei Paesi Bassi, dove gran parte della terra è bonificata, il nostro rapporto con la natura è complesso. L’esportazione e la coltivazione dei fiori risalgono a secoli fa e svolgono un ruolo importante nell’identità culturale olandese. Allo stesso tempo, i fiori sono diventati simboli di ogni sorta di contenuto metaforico. Quindi, per noi, più che entità naturali, i fiori sembravano oggetti concettuali con una forte simbologia annessa. Abbiamo iniziato a realizzare Bouquets per capire se fosse possibile per un oggetto o un fiore assumere qualsiasi significato o poter essere utilizzato per qualsiasi scopo. La serie che si è evoluta e che continua a svilupparsi, nella sua essenza, ha sempre a che fare con questa riflessione. 

 

So che queste sculture sono state create con la collaborazione di fioristi e trovo interessante il fatto che tu spesso includi opere di altri artisti nelle tue opere in tanti modi diversi. Qual è la tua idea di collaborazione?

Per me l’arte è un’attività discorsiva, quindi coinvolge più di un aspetto: è qualcosa che avviene attraverso lo scambio. La presenza di altre voci nel lavoro è intrinseca nel mio modo di intendere l’arte. E questo vale anche per il team del mio studio – fotografi, fioristi, tessitori, scrittori – un ambiente dove ogni incontro aggiunge tracce significative al mio lavoro.

Così come i processi democratici o il funzionamento delle istituzioni pubbliche sono caratterizzati da un continuo compromesso, lo stesso vale per le collaborazioni artistiche. Ciò significa che nessuna parte ottiene esattamente ciò che vuole, e anche se dai compromessi nascono magnifiche opportunità, creano situazioni di scontro, delusioni, attriti e frustrazione.

Tu sei professore di Belle Arti alla Städelschule di Francoforte sul Meno da quasi due decenni. Come ti approcci all’insegnamento e quali consigli daresti a un giovane artista all’inizio della sua carriera?

Lavoro nel mondo accademico perché mi piace comunicare, non perché mi piace dare lezioni, quindi mi vedo come un interlocutore piuttosto che come un esperto. Inoltre, ogni artista è così diverso che sarebbe difficile dare consigli generici…
Personalmente, sono grato ogni giorno per il sostegno che ho ricevuto da giovane e credo davvero che sia importante ricambiare il sostegno. Consiglierei a chiunque, che sia un giovane artista, un giovane panettiere o un giovane infermiere, di non dimenticare i propri inizi, di investire in relazioni a lungo termine e di contribuire al proprio ecosistema professionale ogni volta che può.  

 

Nel 2016 tu hai co-fondato il programma per artisti BPA// a Berlino, che facilita lo scambio tra professionisti emergenti ed esperti. Quali sono le qualità di un buon mentore?

Dopo aver terminato la scuola d’arte, ho trascorso due anni alla Rijksakademie di Amsterdam: una residenza in cui gli artisti emergenti incontrano colleghi più esperti per scambiarsi idee da pari a pari. Essere circondato da ambiziosi coetanei internazionali in un ambiente al tempo stesso solidale e competitivo ha affinato il mio modo di vedere il lavoro e mi ha aiutato a definire i miei obiettivi. Queste esperienze, insieme a molte altre, hanno ispirato la prima idea di BPA//. 

Un mentore non può arrivare a un incontro produttivo senza un mentee impegnato. Quindi, per un programma come BPA//, la selezione di mentori e allievi è fondamentale, ma gli incontri tra loro, una dinamica che difficilmente può essere pianificata, sono la cosa più importante. I contenuti più significativi si sviluppano proprio dal dialogo.

Root è una nuova installazione che tu hai creato appositamente per la Galerie Thomas Schulte e che sarà esposta durante la Berlin Art Week 2023. Di che cosa si tratta?

Esporremo un dipinto del XVII secolo dell’artista olandese Willem Frederiksz van Royen, raffigurante una carota antropomorfa. Van Royen lavorava nella tradizione di pittori di nature morte come Melchior d’Hondecoeter, Jan Weenix e Dirk Valkenburg, che celebravano l’Impero olandese e le sue politiche estrattive. Questi artisti lavoravano spesso per e con gli altri, ispirandosi a vicenda alle rispettive tecniche. In risposta alla pittura di Van Royen, ho prodotto una serie di immagini utilizzando generatori di immagini AI. Poiché queste tecnologie, per loro natura, producono fusioni di immagini realizzate da diversi autori, il processo mi è sembrato simile al modo in cui Van Royen e i suoi colleghi creavano insieme nuovi generi e figure  innovative. Allo stesso tempo, questi costrutti visivi riprendono la tradizione olandese di produrre una sorta di “natura artificiale”. 

 

Quali sono, secondo te, i punti in comune con Willem Frederiksz van Royen?

Tanti, oltre ai nostri nomi! Siamo cresciuti entrambi sulla costa del Mare del Nord, a ovest di Amsterdam. Il nostro lavoro ci ha spinti entrambi a trasferirci a Berlino, dove abbiamo iniziato a lavorare nel campo dell’educazione artistica: Van Royen è stato uno dei fondatori dell’Akademie der Künste di Berlino nel 1696, e io ho fondato www.berlinprogramforartists.org insieme ad Angela Bulloch e Simon Denny nel 2016. La ricerca artistica di Van Royen è stata fortemente influenzata da Melchior d’Hondecoeter, di cui ho esposto diversi lavori alla Neue Nationalgalerie nel 2010 e sul quale ho realizzato la pubblicazione più completa fino ad oggi.

Credo che le differenze tra di noi risiedono nel modo in cui vediamo il nostro Paese natale: Van Royen è stato mandato a Berlino per promuovere la cultura olandese, mentre io vivo il mio rapporto con l’identità nazionale come qualcosa di più complicato.

PHOTO CREDIT

1.
Willem de Rooij, Bouquet IX, 2012
Spheric arrangement of 10 different species of white flowers, white ceramic vase, written description, list of flowers, Private collection, Panama

Installation view: Bouquet IX, Delgosha Gallery, Tehran, 2021
Photo: Delgosha Gallery

2.
Willem de Rooij, Whites, 2021
Hand woven tapestry on wooden stretcher, 170 x 170 cm

Installation view: Flare perception, Galerie Fons Welters, Amsterdam, 2022
Photo: Sonia Mangiapane

3.
De Rijke/De Rooij, Orange, 2004
Sequence of 81 35mm color slides, soundproof box, wall text

Installation view: Entitled, MMK Museum für Moderne Kunst, Frankfurt, 2017
Photo: Axel Schneider

4.
Yaohui Zhu painting documentation of Jan Weenix’ Exotic Birds in a Park (1702) at Yunxi Art Studio, Dafen, 2022
Photo: Yunxi Art Studio

5.
Jan Weenix, Südamerikanischer Königsgeier/South American King Vulture, ca. 1700
Oil on canvas, 117 × 98 cm, Kunsthistorisches Museum, Wien

Willem de Rooij, Documentation of Jan Weenix’ Exotic Birds in a Park (1702) from the collection of the Szépművészeti Múzeum/ Museum of Fine Arts, Budapest by anonymous photographer, painted by Yaohui Zhu and team for Yunxi , Art Studio Dafen, 2022
Oil on canvas, 176,5 x 140 cm, Ringier Collection, Zürich

Installation view: King Vulture, Kunstsammlungen der Akademie der Bildenden Künste, Vienna, 2023
Photo: Iris Ranzinger

6.
Willem Frederiksz van Royen, Rübe, 1699
Oil on canvas, 35 x 25,5 cm, Stadtmuseum, Berlin

7.
Willem de Rooij, Root XXVI, 2023
Archival pigment print, 35 x 35 cm

8.
Willem de Rooij, Blue to Black, 2012
Industrial wax print on cotton, 550 x 120 cm
Willem de Rooij, Black to Blue, 2016
Indonesian batik technique on cotton, 550 x 120 cm

Installation view: Mindful Circulations, Dr. Bhau Daji Lad Mumbai City Museum, Mumbai, 2019
Photo: BDL Museum

9.
Willem de Rooij,
Photo: Jonas Leihener

BIOGRAFIA

Willem de Rooij (1969, Beverwijk, Paesi Bassi) indaga la realizzazione, la contestualizzazione e l'interpretazione delle immagini attraverso una varietà di media. Appropriazioni e collaborazioni sono alla base del suo metodo, che facilita la ricerca nella storia dell'arte e nell'etnografia. De Rooij è docente presso la Städelschule di Francoforte e la Rijksakademie di Amsterdam ed è il direttore fondatore del programma per artisti BPA// a Berlino. Mostre personali recenti sono state realizzate al Portikus di Francoforte, all'IMA di Brisbane, al Consortium di Digione e al Jewish Museum di New York. Tra le mostre collettive più recenti figurano importanti luoghi come il BDL Museum di Mumbai, l'Hammer Museum di Los Angeles, la Biennale di Giacarta, l'Aishti Foundation di Beirut e la 10ª Biennale di Shanghai.

BIOGRAFIA

Willem de Rooij (1969, Beverwijk, Paesi Bassi) indaga la realizzazione, la contestualizzazione e l'interpretazione delle immagini attraverso una varietà di media. Appropriazioni e collaborazioni sono alla base del suo metodo, che facilita la ricerca nella storia dell'arte e nell'etnografia. De Rooij è docente presso la Städelschule di Francoforte e la Rijksakademie di Amsterdam ed è il direttore fondatore del programma per artisti BPA// a Berlino. Mostre personali recenti sono state realizzate al Portikus di Francoforte, all'IMA di Brisbane, al Consortium di Digione e al Jewish Museum di New York. Tra le mostre collettive più recenti figurano importanti luoghi come il BDL Museum di Mumbai, l'Hammer Museum di Los Angeles, la Biennale di Giacarta, l'Aishti Foundation di Beirut e la 10ª Biennale di Shanghai.

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